Un controllo di luminosità integrato
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Un’interessante idea di Gavin Gough utile per chi utilizza lightroom su di un lapttop e ha la necessità di tenere sotto controllo la scala di luminosità dello schermo.
Ecco come si può installare :
1. Scaricate l’immagine della scala graduata QUI
2. In Lightroom, selezionate Lightroom -> Configurazione timbo identita (potevano tradurlo peggio di cosi??)
3. Attivare la spunta su Attiva timbro identità
4. Cliccare su Usa un timbro identità grafico
5. Selezionare il file dell’immagine scaricata
6. Cliccare su OK
Ora avete una scala integrata nella barra superiore di Lightroom.
Arles!

Quest’anno son finalmente riuscito ad andare all’incontro di Arles in Francia. Città curiosa riempita di fotografia, belle mostre note (Haas e Giacomelli) e un intorno di mostre contemporanee con autori interessanti. Non preoccupatevi a breve riprenderanno anche i post su Lightroom. Inoltre è in preparazione il corso pratico che terrò nei pressi di Vicenza.
5 cose da sapere prima di utilizzare Lightroom
Ho trovato in rete un interessante articolo pubblicato da Alessandro Di Noia che racchiude, in cinque punti, le principali caratteristiche che caratterizzano Lightroom. E’ sicuramente un articolo interessante per chi non conosce ancora Lightroom o per chi lo sta provando/valutando.
5 cose da sapere prima di utilizzare Lighroom
In questo post vorrei citare quelli che sono secondo me gli argomenti fondamentali da conoscere se si intende utilizzare Lightroom nel proprio workflow. Essendo uno strumento sofisticato è bene conoscerne alcuni aspetti prima di utilizzarlo per evitare di incappare negli errori più comuni. Spesso infatti mi è capitato di sentire persone che hanno smesso di utilizzare Lightroom solo perchè non conoscendone il funzionamento si sono scontrate con alcune difficoltà apparentemente insormontabili. Alcuni strumenti, ed è questo il nostro caso, vanno utilizzati secondo le modalità previste dal loro creatore, diversamente rischiano di diventare inutilizzabili.
Lightroom non è Bridge e non è Photoshop
Lightroom ormai prossimo alla terza major release è un programma completo e professionale per la gestione del workflow fotografico. Questo comprende la catalogazione, (buona parte del) lo sviluppo e l’archiviazione dei nostri scatti. Questo non significa che sostituisce Bridge o Photoshop, prova ne è il fatto che Adobe continua a portare avanti lo sviluppo di entrambi i prodotti, ma raccoglie, aggrega e migliora alcune delle funzionalità presenti in entrambi gli strumenti. Infatti Bridge continua ad essere un visualizzatore di immagini puro senza alcuna pretesa circa la gestione dello sviluppo e Photoshop resta lo strumento principe (forse in senso assoluto) per lo sviluppo e creazione professionale di immagini.
Dove sono le mie foto?
La cosa più importante da sapere utilizzando Lightroom è come questi gestisce ed organizza le nostre immagini siano esse raw o jpeg. Lightroom per poter sviluppare le nostre foto prevede che esse vengano importate all’interno di un contenitore detto Catalog in cui vengono memorizzate una serie di informazioni (metadati) tra le quali vi è anche il percorso in cui si trova effettivamente il file della nostra foto. Fatta questa premessa diventa facile immaginare che una volta importate le foto in un catalog se andiamo a muovere il file sul disco Lightroom non sarà più in grado di trovarlo impedendoci di effettuare qualsiasi modifica. Questo non significa che le nostre immagini non potranno mai più essere spostate, ci mancherebbe! ma esistono diversi metodi per effettuare questa operazione facendo sì che Lightroom continui a conoscere la posizione del file. Tanto per citarne alcuni in attesa di dedicargli un approfondimento, si può utilizzare l’export di un catalog, il comando Find missing folder dal menu contestuale del folder oppure il più semplice di tutti: non spostare i file ma utilizzare tag e collection.
Come organizzo i miei scatti
Lightroom all’interno dei catalog introduce il concetto di Tag e Collection. Attraverso questi due strumenti è possibile organizzare le nostre foto in molteplici maniere, anche molto articolate senza dover effettuare copie dei file e quindi senza sprecare spazio prezioso. Un esempio sperò mi aiuterà a chiarire meglio. Utilizzando una catalogazione basata su cartelle sarà possibile catalogare un file solo secondo una caratteristica. Se decido di catalogare i miei scatti in base al giorno in cui sono stati ripresi l’alberatura delle mie cartelle potrebbe essere qualcosa del tipo \Anno\Mese\Giorno. Quindi gli scatti effettuati il 10 febbraio andranno nella cartella \2010\gennaio\10. Ma se volessi per esempio catalogare le mie foto in base al soggetto ripreso? Per farlo dovrei creare una nuova alberatura, ad esempio \Animali\Mammiferi\Ungulati\ e inserire in questa cartella tutte le foto di Camosci, Caprioli, ecc. In pratica la stessa foto di un Camoscio fatta il 10 gennaio 2010 dovrebbe essere duplicata con tutti gli svantaggi del caso (cosa accade se modifico lo scatto?). Lightroom ci viene in aiuto permettendoci di associare ad ogni scatto dei metadati. È quindi possibile assegnare alla foto dei tag per catalogare gli scatti. Ad ogni foto può essere associato un numero infinito di tag permettendoci di catalogare in maniera anche molto precisa tutti i nostri scatti. La scienza che si occupa dei processi di catalogazione di un insieme si chiamatassonomia: vi suggerisco delle ricerche in tale ambito per approfondire questo argomento e trovare il giusto tag-set(albero tassonomico) per le vostre esigenze.
Le collection sono invece uno strumento che ci permette di raggruppare le foto in cartelle virtuali. Le collection infatti mantengono solo un riferimento alla foto originale senza copiarla fisicamente; in pratica ne memorizzano l’indirizzo, il modo per poterla trovare. Sono uno strumento decisamente interessante che si affianca con qualche sovrapposizione ai tag e che va preferito all’uso delle cartelle fisiche. Inoltre in Lightroom è possibile creare delle collection speciali, le Smart collection identificabili grazie un’icona diversa da quella delle collection standard. Sono delle collection particolari che si popolano automaticamente in base ad alcune semplici regole. Per esempio è possibile creare delle smart collection in base al rating (le stelline) oppure in base a ad alcuni tag o ai flag. Appena installato Lightroom nel pannello collection del modulo Library visualizza alcuni esempi di smart collection, vi consiglio di dargli un’occhiata per capirne meglio il funzionamento.
Cosa sono i cataloghi
Un ulteriore metodo per suddividere il nostro archivio fotografico è l’utilizzo dei Catalog. Un catalogo è un file (in realtà è un database SQLite) di Lightroom all’interno del quale sono memorizzati tutti i metadati degli scatti importati (tra cui la posizione del file fisico) ma non il file immagine che continua a risiedere sul disco. È possibile effettuare ricerche o raggruppamenti all’interno di un catalogo ma attualmente non è possibile effettuare ricerche su più cataloghi. È bene suddividere il nostro archivio fotografico in un numero di catalog corretto tenendo presente questa limitazione. Personalmente utilizzo due cataloghi: il primo per le foto personali, quelle che scatto per puro diletto, mentre le foto che scatto per lavoro su commissione le archivio in un catalogo differente. Alcuni preferiscono avere un catalogo per ogni anno oppure un catalogo per ogni lavoro commissionato. Tutto dipende dalle proprie esigenze.
Cosa sono i metadati e il workflow non distruttivo
Fin qui abbiamo nominato più volte i metadati, ma cosa sono in pratica? I metadati sono in due parole dati sui dati, ovvero delle informazioni aggiuntive sulle nostre foto (dati raccolti dal nostro sensore). Lightroom permette un workflow di sviluppo non distruttivo perchè utilizza i metadati per memorizzare i cambiamenti che vengono apportati ad uno scatto. In pratica ogni volta che muoviamo un cursore per variare, ad esempio, l’esposizione oppure aggiungiamo un tag o rimuoviamo uno scatto da una collection Lightroom memorizza questi cambiamenti. Questo comportamento ha un enorme vantaggio: lo scatto originale non viene modificato e sarà sempre possibile tornare sui propri passi. Se questo è poco significativo per l’aggiunta di un tag lo è molto di più sulle modifiche che apportiamo dal modulo Develop (esposizione, contrasto, curve, ecc). Fisicamente i metadati vengono memorizzati in due posti: all’interno del catalog con tutta la loro storia e in un file sidecar con estensione xmp se scattate in raw oppure diversamente nel file jpeg. Una volta compreso questo concetto ne consegue che è meglio eseguire la maggior parte del lavoro di sviluppo all’interno di Lightroom e lasciare ad altri programmi come Photoshop solo le modifiche più specifiche poichè sarà sempre possibile tornare sui propri passi senza dover necessariamente ripartire da zero ogni volta.
Conclusioni
Queste sono secondo me le cose più importanti da conoscere se si intende utilizzare Lightroom per gestire il proprio workflow di sviluppo. Da quando lo uso l’ho trovato uno strumento utilissimo, sicuramente migliorabile ma decisamente insostituibile. Come per tutti gli strumenti richiede un periodo di rodaggio durante il quale ci si può scontrare con qualche funzionalità non perfetta ma dandogli una possibilità cercando di adattarsi ad esso piuttosto che piegarlo a forza alle proprie esigenze Lightroom diventerà sicuramente il vostro coltellino svizzero dello sviluppo digitale.
Articoli correlati
Scatto diretto da Lightroom

Nell’ultima versione di Lightroom è stata inserita la funzione di scatto diretto che permette di pilotare la fotocamera direttamente tramite una semplice consolle. In realtà non permette di variare le impostazioni (operazione permessa dai software proprietari) ma resta comunque uno strumento utile. La barra di comando presenta i valori di tempo, diaframma, ISO e bilanciamento del bianco e un’impostazione di sviluppo selezionabile. Premendo il bottone di scatto la macchina esegue e il file viene direttamente importato nella cartelle che abbiamo selezionato. Le foto scattate rimangono anche nella compact flash se presente nella macchina.
Procedura
1. Collegare la macchina al computer tramite il cavo USB e accenderla.
2. Scegliere dal menu di Lightroom File -> Acquisizione diretta -> Avvia acquisizione diretta
3. Nella finstra di dialogo dell’acquisizione diretta dobbiamo specificare dove importare le foto:
Sessione : è il nome della cartella che conterrà le foto scattate. Selezionare Segmenta foto per scatti per creare delle sottocartelle all’interno della sessione.Potete rinominare le sottocartelle dopo aver premuto Ok.
Denominazione : scegliere il formato di rinominazione dei files, funziona con gli stessi modelli della rinominazione del pannello Importa.
Destinazione : destinazione per le cartelle di sessione
Informazioni : aggiunta dei metadati e delle parole chiave. Funziona con gli stessi modelli del pannello Importa.
4. Scegliere Ok e iniziare a scattare.
TASTI DI SCELTA RAPIDA ED OPZIONI
Potete premere Ctrl+T (windows) o Cmd+T (mac) per visualizzare o nascondere il pannello dell’acquisizione diretta.
Se state utilizzando la funzione Segmenta foto per scatti premendo Ctrl+shift+T (windows) o Cmd+shift+T (mac) potete creare una nuova sottocartella per lo shoot.
Selezionare File -> Acquisizione diretta -> Avanzamento automatico selezione per visualizzare automaticamente l’ultima foto scattata.
Lightroom 3

Finalmente rilasciata la versione 3 di Lightroom dopo mesi di versioni beta. La versione 3 è basata sul nuovo motore di conversione RAW utilizzato anche dalla suite Cs5 e presenta una serie interessante di nuove funzionalità. Abbiamo ora il supporto nativo a 64 bit, correzioni degli obiettivi nativa basata sui dati trasmessi dall’obbiettivo al corpo macchina, scatto pilotato senza la necessità di utilizzare il software fornito dalla fotocamera e una limitata gestione dei file video.
Oltre a queste nuove funzioni abbiamo la possibilità di correggere la prospettiva anche in maniera completamente manuale e libera, direttamente sui file RAW, cosa molto utile perché era una delle poche cose che mi faceva tornare spesso ad usare Photoshop. Il supporto nativo dei 64 bit poi ha dato un bello sprint alle prestazioni che si nota al primo utilizzo.
Provato sui file della Canon 5d mark II e 1ds III devo dire che la correzione del rumore è e la resa dei dettagli è nettamente migliorata rispetto alla versione 2.7 e la resa nelle ombre si nota piacevolmente anche in situazioni ad ISO normali.
La correzione automatica della distorsione, vignettatura e aberrazioni cromatiche lavora con una precisione incredibile: provata con alcuni grandangolari e con un canon 15mm ha dato risultati ottimi.
In definitiva questa versione vale decisamente l’upgrade, l’unica cos che mi ha lasciato deluso è la nuova interfaccia di importazione che resta poco intuitiva per chi è poco pratico di files ed archivi ( mi ritroverò sempre le solite situazioni di caos al prossimo corso di lightroom che dovrò tenere).
La gestione dei file video la vedo abbastanza inutile anche perché lightroom si limita a visualizzare le anteprime dei video (in forma statica) e poi la visualizzazione vera e propria viene eseguita da Quicktime che si apre esternamente all’interfaccia. In ogni caso esistono già molti ottimi programmi (vedi anche iMovie) di elaborazione base dei video, non vedo perchè inserire in lightroom eventuali funzioni di elaborazione video.
ACR e correzioni degli obiettivi
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=E43ddr_9pRY[/youtube]
Adobe Camera RAW 6 e Lightroom 3 saranno in grado di gestire le correzioni dei difetti degli obiettivi come la vignettatura, la distorsione e le aberrazioni cromatiche sia in maniera automatica (riconoscendo il modello di obiettivo) che in modalità manuale.
E’ inoltre disponibile Lens Profile Creator 1.0 un utility che permette di creare i profili degli obiettivi per Photoshop Cs5 ACR6.1 e Lightroom 3. Il processo di creazione di un profilo prevede la stampa di un test chart fornito da Adobe Labs al quale si dovranno scattare diverse foto sia in formato RAW che Jpeg. Le foto del chart saranno poi importate nel Lens Profile Creator per la creazione del profilo dell’obiettivo utilizzato. I profili creati possono essere poi usati nella correzione ottica presente nelle ultime versioni di ACR.
Devo ancora utilizzare un profilo creato ad hoc però devo dire che la correzione automatica con diversi obiettivi Canon ha funzionato egregiamente.
La cache di Camera RAW
Con lightroom 2.7 e 3.0 ci sono stati notevoli sviluppi nell’ampliamento dei limiti nel numero di foto massimo per catalogo, oltre ad un notevole incremento di prestazioni. Parte dell’aumento di prestazioni è dovuto all’ottimizzazione di tutti quei task che lightroom esegue in maniera trasparente mentre noi lavoriamo: uno di questi è la gestione della cache di Camera RAW.
Cosa è la cache di Camera RAW?
Il pannello Sviluppo utilizza un sistema di anteprima diverso rispetto a quello utilizzato in Libreria. Le anteprime delle immagini che visualizziamo nel pannello Libreria sono create al momento dell’importazione oppure quando richiesto (ad esempio quando cliccate su una foto per vederla 1:1) in base alle opzioni che avete selezionato nelle preferenze di Lightroom. Nel pannello Sviluppo invece Lightroom risale al file originale e crea l’anteprima da zero applicando poi le modifiche che avete effettuato sulla foto. Se vi spostate da una foto all’altra, ad esempio con le frecce della tastiera, Lightroom procede nel creare nuovamente l’anteprima della stessa foto appena visualizzata. Anche se questo sembra un lavoro ripetitivo svolto per nulla in realtà serve per garantire un rendering accurato, in questo modo le modifiche che effettuate in sviluppo sono sempre aggiornate.
Cosa accade se non ci sono modifiche alla foto? La prima parte del processo che permette di visualizzare l’immagine a video partendo dal RAW riguarda i passi di decodifica, decompressione, linearizzazione, filtraggio degli hot pixel, e demosaicizzazione. Il risultato di queste operazioni è sempre lo stesso per la stessa immagine perché si tratta in realtà della semplice visualizzazione del RAW. Per questo motivo è bene ed è legittimo utilizzare un sistema di cache per avere la base della preview. Per velocizzare la visualizzazione delle immagini nel pannello Sviluppo si utilizza appunto la cache di Camera RAW.
Come funziona in pratica? Bene, la prima volta che aprite una immagine nel pannello Sviluppo, viene eseguito il render completo. Questa versione viene quindi immagazzinata nella cache di Camera RAW, per usi futuri, quindi quando tornate a visualizzare la stessa foto la creazione dell’anteprima impiegherà circa la metà del tempo necessario alla prima visualizzazione. Un latra domanda può essere: “bene cosa me ne torna?” La cache base di Lightroom è fissata a 1GB. Questo equivale a circa 200 Tiff di una Canon 5D Mark II. Adobe ha pensato che questo sia un buon compromesso tra spazio occupato e velocità guadagnata. Nelle versioni precedenti alla 2.7 lo spazio massimo destinato alla cache di Camera RAW era di 50 GB ma ora nelle nuove versioni il limite è 200GB.
Se avete spazio a disposizione nel disco di lavoro è bene quindi aumentare lo spazio destinato alla cache di Camera RAW in base alla vostra attrezzatura. Provate con 20GB come inizio se poi lavorate spesso scorrendo dal pannello Sviluppo alzate ancora di un po’ lo spazio dedicato.
Per modificare lo spazio dedicato alla cache andate nelle Preferenze e cliccate nel tab Gestione File. Tenete presente che è sempre meglio utilizzare un disco a parte per la gestione della cache in modo da non affollare il disco principale o il disco dell’archivio delle foto: 200GB sono uno spazio considerevole anche su un hardisk da 1,5 TB in termini di proporzioni occupate per dati temporanei.
Lightroom 2.7
Rilasciata oggi la versione 2.7 di Lightroom, Camera RAW 5.7 e DNG converter 5.7. Oltre a correggere eventuali problemi delle precedenti versioni abbiamo ora il supporto per Canon 550D, Panasonic G2 e Olympus E-PL1.
Scaricabile gratuitamente per tutti gli utenti di Lightroom 2.0 e successive release alla pagina aggiornamenti del sito Adobe.
Un trucchetto nel ritaglio
Ecco una piccola comodità nello strumento Ritraglia di Lightroom 3. Durante la selezione per passare dal formato di ritaglio verticale ad quello orizzontale (o viceversa) ora invece di trascinare l’angolo di selezione basta premere il tasto X. Sicuramente più pratico e rapido!
Nuova curva a punti in LR3
Nella nuova beta 2 di Lightroom 3 appare un aggiornamento dello strumento curva, non più parametrizzata come nelle precedenti versioni ma a punti. La curva parametrizzata resta una buona idea specialmente per gli utenti poco esperti, ma era ritenuta troppo limitata per gli utenti avanzati. Del resto uno strumento di questo tipo è di per se una funzione di correzione avanzata e quindi siamo felici di avere finalmente tutta la libertà che ci si aspetta.
Nella nuova versione dello strumento curve è ora presente una piccola icona, in basso a destra, che rappresenta una curva con dei punti. Cliccando quel bottone si passa dalla visualizzazione parametrica della curva alla visualizzazione a libera a punti.
Se tenete premuto il tasto Option (ALT su Windows) durante il trascinamento di un punto della curva vengono mostrati i valori. Inoltre le curve possono essere salvate e richiamate a piacere tramite un apposito menu.
