Lightroom 3.6

E’ stato rilasciato l’aggiornamento a Lightroom 3.6 e ACR 6.6.  Non ci sono sostanziali cambiamenti se non l’aggiunta del supporto alle seguenti macchine e l’aggiunta di una trentina di nuovi profili di obiettivi:

  • Canon Powershot S100
  • Fuji Finepix X10
  • Leica V-LUX 3
  • Nikon 1 J1
  • Nikon 1 V1
  • Panasonic DMC-GX1
  • Ricoh GR Digital IV
  • Samsung NX5
  • Samsung NX200
  • Sony NEX-7

Download per Macintosh

Download per Windows

Ho perso alcuni preset del pennello

È arrivata una richiesta dal nostro lettore Guido:

Buongiorno, ho da poco acquistato LR versione 3.5, unitamente al libro di Scott Kelby, ora sto cominciando a studiare i vari comandi. Ma sono già in difficoltà, nel menu pop-up effetto del Pennello di regolazione non mi vengono evidenziati, dopo la voce colore, gli altri effetti indicati nel libro di cui sopra e presenti anche nella guida al programma (miglioramento diaframma, sbancamento denti, brucia, ecc.).

Il problema può manifestarsi aggiornando Lightroom da una versione alla successiva oppure attivando l’opzione “Memorizza predefiniti con catalogo” o ancora cambiando la lingua di Lightroom. Tuttora non ci è chiaro cosa scateni esattamente il problema.  Ci sono tre strade che si possono provare:

Soluzione 1

Andare nel menu “Preferenze”  selezionare il tab “Predefiniti” e cliccare sul bottone “Ripristina predefiniti di regolazione locale”.

Soluzione 2

Andare nel menu “Preferenze” selezionare il tab “Predefiniti” levare la spunta “Memorizzare predefiniti con catalogo”. Chiudere Lightroom, riaprire Lightroom controllare se sono presenti i predefiniti nel combo del pennello e  selezionare nuovamente la spunta “Memorizzare predefiniti con catalogo”.

Soluzione 3

Disinstallare Lightroom e quindi re-installare Lightroom da zero partendo dall’ultima versione più recente.

Problemi di importazione foto?

Innanzitutto grazie a tutti coloro che ci stanno scrivendo, abbiamo avuto un ottimo riscontro e risponderemo a tutti! È arrivata una richiesta dal nostro lettore Andrea:

Salve,
sto provando la versione demo di lIghtroom 3.5, però mi trovo con il seguente problema:
quando tento di importare le foto per creare un catalogo  non mi vengono visualizzate le anteprime, le foto vengono comunque selezionate e importate. Una volta importate però, il problema persiste e non riesco a vedere le anteprime in nessun metodo di visualizzazione (griglia, singola, XY ecc..) e di conseguenza non posso fare nessuna elaborazione.

Dalle informazioni che ci trasmetti non sappiamo quale fotocamera utilizzi. Nel caso tu scattassi in RAW ogni fotocamera impiega in realtà in formato diverso, non solo da marca a marca ma anche da modello a modello e può darsi che la tua non sia ancora supportata. Generalmente accade solo con quelle molto nuove e in pochi mesi (o settimane) Adobe rilascia la versione di Camera Raw/Lr aggiornata. Per consultare la lista dei modelli supportati puoi visitare la pagina di supporto ufficiale: http://www.adobe.com/it/products/photoshop/extend.html

Se il tuo modello non è ancora in elenco devi pazientare ancora un po’ o nel frattempo limitarti al JPG. Se stai provando inoltre la versione beta potrebbero manisfestarsi anomalie. Facci sapere che file stai cercando di importare (modello fotocamera). A presto!

UPDATE

In alcuni casi l’anomalia delle anteprime è dovuto ad un insieme di anteprime corrotte. Per ovviare a questo problema c’è una semplice e rapida soluzione: eliminare il file delle anteprime. Lightroom in questo modo è forzato a rigenerare il file e solitamente il problema è risolto. Per provare questa strada è sufficiente eliminare il file .lrdata che si trova nello stesso percorso del vostro catalogo.

Inviare foto per e-mail

Supponiamo dobbiate inviare alcune foto presenti in Lightroom tramite e-mail. Nel menu di esportazione in effetti esiste già una voce predefinita che contiene dei parametri adatti all’export della foto in un jpg per l’invio tramite posta elettronica ma niente di più, dopo l’esportazione dovete manualmente andare a pescare il file e allegarlo ad un nuovo messaggio tramite il vostro client di posta preferito.

In realtà è possibile automatizzare questa operazione in modo molto semplice: nelle impostazioni di esportazione – potete partire dalla voce già predisposta per le mail e modificarla o crearne una nuova con parametri a vostro piacere – è sufficiente aprire la voce “Post-Elaborazione” e nell’opzione “Dopo l’esportazione:” scegliere la voce “Apri in un’altra applicazione…” quindi selezionare con l’apposito pulsante il vostro programma di posta (nell’esempio sotto Mail di OS X). Il file una volta esportato sarà automaticamente inviato al programma di posta che creerà una nuova email includendo le fotografie come allegati. Alla fine non resta che eliminare, se non servono ad altro, i file esportati non più necessari.

A voler fare le cose per bene sarebbe possibile fare su Mac un semplice Automator che prende in gestione i file esportati, li invia al client di posta e alla fine li elimina per non lasciarli in giro per l’hard disk… a quel punto con un solo click le foto sarebbero preparate in un messaggio email senza fare proprio nient’altro. Se vi dovesse interessare scrivete pure nei commenti sotto e lo prepariamo!

Interpretazione dei file Raw Nikon (NEF) in Lightroom

Riceviamo la prima domanda da Attilio:

Raccolta Foto di Windows Live per Windows 7 utilizza un codec Nikon per visualizzare i file NEF (RAW), ebbene questo codec oltre ad effettuare la demosaicizzazione tiene anche conto di alcune impostazioni on-camera come la nitidezza. Sto cercando di capire se sia possibile “dire” in qualche modo a Lightroom 2.7 di fare altrettanto.
Quando apro un file NEF sia con Windows Live che con Lightroom e faccio un confronto, la qualità generale dell’immagine è nettamente a favore del primo a monte di qualsiasi regolazione, in modo particolare per quanto riguarda la nitidezza. Con le regolazioni in Dettagli nel pannello Sviluppo di Lightroom è possibile migliorare la nitidezza, ma ogni tentativo di pareggiare la qualità di Windows Live risulta vano (…)

La domanda è in effetti “un classico” di chi si affaccia al formato RAW e l’occasione è ottima per tornare sull’argomento.

Il RAW è un formato grezzo che contiene le informazioni catturate dal sensore della fotocamera senza alcun intervento di sviluppo/interpretazione, a differenza del formato JPG che – a seconda dei parametri o profili impostati in macchina –  restituisce un’immagine già elaborata. E fin qui nulla di nuovo. Quello che non tutti hanno però chiaro è che in realtà assieme ai dati catturati dal sensore vengono salvate all’interno del file RAW anche altre informazioni “accessorie” come ad esempio il valore della temperatura colore per il bilanciamento del bianco ed altri parametri che differiscono da marca a marca e spesso anche a seconda del modello.

Chi utilizza Nikon ad esempio, come da domanda posta da Attilio, sa che è possibile usare diversi preset (Standard, Neutro, Ritratto, Paesaggio, Vivace o i vecchi D2X Mode I, Mode II, ecc.) che restituiscono un diverso stile alle immagini in termini di curva di contrasto, saturazione, nitidezza, ecc. Il parametro viene salvato assieme al RAW ma NON direttamente sull’immagine, lasciando l’interpretazione e l’applicazione di tali parametri al software che verrà utilizzato per visualizzare/modificare l’immagine. Infatti aprendo il NEF con il software Nikon Capture NX (proprietario) l’immagine visualizzata a schermo corrisponderà nei parametri a quelli impostati on-camera. Addirittura è possibile creare tramite il software dei profili, per poterli poi trasferire alla macchina e usarli anche per scattare direttamente in JPG con quel tipo di “sviluppo”.

La cosa cambia invece se il file RAW viene aperto con software non proprietari che si, possono leggere i parametri salvati con i dati grezzi dell’immagine, ma non possono applicarli all’immagine (interpretarli) in modo identico a quel che fa la casa madre, che si tiene ben stretta i parametri di interpretazione. In passato il problema era piuttosto grave, perché incideva anche sul bilanciamento del bianco – addirittura criptato – ma molti passi avanti sono stati fatti ed anche per Lightroom sono da tempo disponibili dei profili fotocamera che riproducono al meglio possibile la resa dei profili originali. Abbiamo pubblicato in passato un articolo che riguardava l’argomento e potete leggerlo qui. Inoltre ognuno è libero di farsi dei profili a proprio gusto e applicarli alle foto fin dall’importazione dentro Lightroom, anche in questo caso potete leggere qui un articolo sull’argomento.

Per tornare nello specifico alla richiesta di Attilio non ho una risposta precisa – lavoro solo su Mac – ma i casi sono due: o Raccolta Foto di Windows riesce a interpretare il parametro nitidezza salvato assieme al RAW (cosa che però dubito) o renderizza di default le immagini con una nitidezza (maschera di contrasto) sufficientemente marcata da far apparire l’immagine migliore a parere del ns. lettore. Per fare una prova è sufficiente fare due scatti allo stesso soggetto – possibilmente in grado di restituire bene la nitidezza, molto ricco di dettagli fini – e nel primo impostare on-camera la nitidezza minima, nel secondo quella massima. Se Raccolta Foto di Windows apre i due file in modo identico significa che il parametro non viene letto dalla fotocamera ma è un default del software. Ad ogni modo può darsi che ai primi esperimenti il risultato della nitidezza che hai sperimentato su Lightroom non sia stato soddisfacente ma non demordere perché il sistema è molto efficace e una volta presa confidenza i risultati sono davvero ottimi, senza contare la potenza del sistema riduzione rumore presente dalla versione 3.0 e i due strumenti devono andare a braccetto per dare i migliori risultati. Una volta trovato un parametro che ti soddisfa è possibile impostarlo di default come spiegato nei link riportati sopra ma resta inteso che sarebbe opportuno limitare queste impostazioni predefinite al minimo indispensabile perché ogni fotografia, ma soprattutto ogni situazione di scatto, è diversa e richiede un trattamento dedicato per ottenere i migliori risultati.

Invia la tua domanda…

Benvenuto/a su Lightroom Italia,

queste pagine sono nate nell’ormai “lontano” 2007 quando Adobe Photoshop Lightroom si era da poco presentato sul mercato, nelle prime versioni e ancora tutto da scoprire. La voglia di condividere quanto si apprendeva ogni giorno nell’uso del programma e la convinzione che gli utenti italiani fossero alla ricerca di un punto di riferimento nella nostra lingua – ricordiamo che allora LR era esclusivamente in lingua inglese – ci portarono ad inaugurare questo blog. Oggi lo scopo originale è venuto meno, LR è da tempo disponibile in lingua italiana e di risorse sull’argomento il web è veramente pieno. Abbiamo quindi pensato di cambiare linea a queste pagine mantenendo però quell’idea originale di “condivisione di apprendimento” la spina dorsale del sito.

Diamo quindi a tutti la possibilità di porre domande e richieste relativamente a Lightroom e lo sviluppo delle vostre fotografie, non è necessario essere iscritti al sito e non vi sono invadenti moduli da riempire. E’ sufficiente inviarci una email all’indirizzo info [chiocciola] lightroomitalia.it con la vostra domanda. Non promettiamo risposte fulminee, ma saremo lieti di rispondere con un articolo su queste pagine così da alimentare una serie di F.A.Q. sull’argomento, per questo motivo prediligeremo nell’ordine di risposta i quesiti che possano interessare il maggior numero di persone.

A presto,
Nicola & Massimo

Scartare, l’inizio dell’editing.

Se decidete di affrontare seriamente la fotografia e il vostro fotografare, iniziare a copiare dai pro: mostrare solo i vostri scatti migliori. Punto. Il primo passo è diventare un buon photo-editor di se stessi. Tutti i professionisti conoscono bene, la fase di editing: sono tanto bravi a scattare quanto a selezionare i propri scatti. Non mostreranno mai i loro scatti cosi-cosi, ma solamente le scelte migliori. Non mostreranno mai sette od otto foto in sequenza dello stesso soggetto (a meno che non vi sia una causa particolare a richiederlo). Mostrate solo il meglio del vostro meglio.

Questo significa che se ad esempio andate in viaggio e tornate a casa con 990 foto, non arrivate a casa e mostrate 300 foto ma mostrate le 30 migliori foto. Se volete alzare ancora l’impatto mostratene 10. Basta riflettere: se avete scattato 990 foto probabilmente quelle decenti sono attorno alle 400. Tra queste decenti probabilmente quelle interessanti sono 100. Di queste interessanti probabilmente quelle buone sono circa 30. E di queste 30 buone foto quelle chiave sono probabilmente 10. Fate una prova e probabilmente le proporzioni sono vicine a queste.

Un altro punto importante è che solitamente una foto deve stare su anche da sola, se dovete perdere 5 minuti a raccontarne il contenuto perché ne sia sostenuta allora probabilmente è una foto che potete escludere dalla selezione finale.

Se usate Lightroom iniziate a scaldare i tasti P,U e soprattutto X!

Idee per le raccolte dinamiche

Le raccolte dinamiche sono raccolte che vengono auto aggiornate in base a delle regole predefinite. Si possono impostare diversi criteri di selezione per le foto che saranno incluse. I criteri di selezione possono essere formati su qualsiasi variabile o attributo che descrive ne nostre foto in Lightroom come ad esempio i dati EXIF o IPTC oppure i nomi dei file o ancora le date legate ai files.
Vediamo qualche idea di come queste raccolte dinamiche vengono utilizzate da alcuni autori.

1. File PSD

Quando si lavora in photoshop lightroom crea delle versioni PSD dei files. Capita spesso che questi file debbano essere ri-manipolati. Quindi una raccolta dinamica che seleziona i file in base al “tipo” PSD può essere utile per ritrovare tutti i files ai quali stiamo lavorando in photoshop.

2. Immagini HDR

Per quanto io non ami la tecnica dell’HDR molti si divertono a creare questo tipo di immagini. Anche in questo caso ci troviamo a lavorare spesso con immagini composte che quindi possono generare files di “lavorazione”. Rinominando sempre i files delle immagini HDR aggiungendo ad esempio il suffisso “hdr” al nome del file ci risulterà praticamente immediata la creazione di una raccolta dinamica filtrata per i file che nel nome contengono il suffisso HDR.

3. Foto panoramiche

Lo stesso concetto espresso per i files HDR può essere applicato ai file delle immagini destinate alla composizone di panoramiche utilizzando il suffisso “pano”.

4. Copyright

Potete trovare utile anche la creazione di una raccolta dinamica dedicata alle foto che non hanno il campo dei copyright compilato. Per questo è sufficiente applicare un filtro che controlli e selezioni le foto che hanno il campo IPTC dei copyright vuoto (oppure il campo autore). In questo modo potete velocemente verificare quali delle vostre foto non sono state ancora compilate per la distribuzione.

5. Modificate di recente

La raccolta dinamica “modificate di recente” è molto utile per rivedere le ultime foto modificate. Cliccandoci sopra potete modificare il numero di giorni che secondo voi ha il senso di “recente” come ad esempio 3 o 5 giorni in base ai vostri ritmi di lavoro.

Update: scusate mi son dimenticato di citare a pie pagina la fonte originale (in inglese) dell’articolo : Lightroom killer tips

Un controllo di luminosità integrato

Un’interessante idea di Gavin Gough utile per chi utilizza lightroom su di un lapttop e ha la necessità di tenere sotto controllo la scala di luminosità dello schermo.

Ecco come si può installare :

1. Scaricate l’immagine della scala graduata QUI

2. In Lightroom, selezionate Lightroom -> Configurazione timbo identita (potevano tradurlo peggio di cosi??)

3. Attivare la spunta su Attiva timbro identità

4. Cliccare su Usa un timbro identità grafico

5. Selezionare il file dell’immagine scaricata

6. Cliccare su OK

Ora avete una scala integrata nella barra superiore di Lightroom.

5 cose da sapere prima di utilizzare Lightroom

Ho trovato in rete un interessante articolo pubblicato da Alessandro Di Noia che racchiude, in cinque punti, le principali caratteristiche che caratterizzano Lightroom. E’ sicuramente un articolo interessante per chi non conosce ancora Lightroom o per chi lo sta provando/valutando.

5 cose da sapere prima di utilizzare Lighroom

In questo post vorrei citare quelli che sono secondo me gli argomenti fondamentali da conoscere se si intende utilizzare Lightroom nel proprio workflow. Essendo uno strumento sofisticato è bene conoscerne alcuni aspetti prima di utilizzarlo per evitare di incappare negli errori più comuni. Spesso infatti mi è capitato di sentire persone che hanno smesso di utilizzare Lightroom solo perchè non conoscendone il funzionamento si sono scontrate con alcune difficoltà apparentemente insormontabili. Alcuni strumenti, ed è questo il nostro caso, vanno utilizzati secondo le modalità previste dal loro creatore, diversamente rischiano di diventare inutilizzabili.

Lightroom non è Bridge e non è Photoshop

Lightroom ormai prossimo alla terza major release è un programma completo e professionale per la gestione del workflow fotografico. Questo comprende la catalogazione, (buona parte del) lo sviluppo e l’archiviazione dei nostri scatti. Questo non significa che sostituisce Bridge o Photoshop, prova ne è il fatto che Adobe continua a portare avanti lo sviluppo di entrambi i prodotti, ma raccoglie, aggrega e migliora alcune delle funzionalità presenti in entrambi gli strumenti. Infatti Bridge continua ad essere un visualizzatore di immagini puro senza alcuna pretesa circa la gestione dello sviluppo e Photoshop resta lo strumento principe (forse in senso assoluto) per lo sviluppo e creazione professionale di immagini.

Dove sono le mie foto?

La cosa più importante da sapere utilizzando Lightroom è come questi gestisce ed organizza le nostre immagini siano esse raw o jpeg. Lightroom per poter sviluppare le nostre foto prevede che esse vengano importate all’interno di un contenitore detto Catalog in cui vengono memorizzate una serie di informazioni (metadati) tra le quali vi è anche il percorso in cui si trova effettivamente il file della nostra foto. Fatta questa premessa diventa facile immaginare che una volta importate le foto in un catalog se andiamo a muovere il file sul disco Lightroom non sarà più in grado di trovarlo impedendoci di effettuare qualsiasi modifica. Questo non significa che le nostre immagini non potranno mai più essere spostate, ci mancherebbe! ma esistono diversi metodi per effettuare questa operazione facendo sì che Lightroom continui a conoscere la posizione del file. Tanto per citarne alcuni in attesa di dedicargli un approfondimento, si può utilizzare l’export di un catalog, il comando Find missing folder dal menu contestuale del folder oppure il più semplice di tutti: non spostare i file ma utilizzare tag e collection.

Come organizzo i miei scatti

Lightroom all’interno dei catalog introduce il concetto di TagCollection. Attraverso questi due strumenti è possibile organizzare le nostre foto in molteplici maniere, anche molto articolate senza dover effettuare copie dei file e quindi senza sprecare spazio prezioso. Un esempio sperò mi aiuterà a chiarire meglio. Utilizzando una catalogazione basata su cartelle sarà possibile catalogare un file solo secondo una caratteristica. Se decido di catalogare i miei scatti in base al giorno in cui sono stati ripresi l’alberatura delle mie cartelle potrebbe essere qualcosa del tipo \Anno\Mese\Giorno. Quindi gli scatti effettuati il 10 febbraio andranno nella cartella \2010\gennaio\10. Ma se volessi per esempio catalogare le mie foto in base al soggetto ripreso? Per farlo dovrei creare una nuova alberatura, ad esempio \Animali\Mammiferi\Ungulati\ e inserire in questa cartella tutte le foto di Camosci, Caprioli, ecc. In pratica la stessa foto di un Camoscio fatta il 10 gennaio 2010 dovrebbe essere duplicata con tutti gli svantaggi del caso (cosa accade se modifico lo scatto?). Lightroom ci viene in aiuto permettendoci di associare ad ogni scatto dei metadati. È quindi possibile assegnare alla foto dei tag per catalogare gli scatti. Ad ogni foto può essere associato un numero infinito di tag permettendoci di catalogare in maniera anche molto precisa tutti i nostri scatti. La scienza che si occupa dei processi di catalogazione di un insieme si chiamatassonomia: vi suggerisco delle ricerche in tale ambito per approfondire questo argomento e trovare il giusto tag-set(albero tassonomico) per le vostre esigenze.

Le collection sono invece uno strumento che ci permette di raggruppare le foto in cartelle virtuali. Le collection infatti mantengono solo un riferimento alla foto originale senza copiarla fisicamente; in pratica ne memorizzano l’indirizzo, il modo per poterla trovare. Sono uno strumento decisamente interessante che si affianca con qualche sovrapposizione ai tag e che va preferito all’uso delle cartelle fisiche. Inoltre in Lightroom è possibile creare delle collection speciali, le Smart collection identificabili grazie un’icona diversa da quella delle collection standard. Sono delle collection particolari che si popolano automaticamente in base ad alcune semplici regole. Per esempio è possibile creare delle smart collection in base al rating (le stelline) oppure in base a ad alcuni tag o ai flag. Appena installato Lightroom nel pannello collection del modulo Library visualizza alcuni esempi di smart collection, vi consiglio di dargli un’occhiata per capirne meglio il funzionamento.

Cosa sono i cataloghi

Un ulteriore metodo per suddividere il nostro archivio fotografico è l’utilizzo dei Catalog. Un catalogo è un file (in realtà è un database SQLite) di Lightroom all’interno del quale sono memorizzati tutti i metadati degli scatti importati (tra cui la posizione del file fisico) ma non il file immagine che continua a risiedere sul disco. È possibile effettuare ricerche o raggruppamenti all’interno di un catalogo ma attualmente non è possibile effettuare ricerche su più cataloghi. È bene suddividere il nostro archivio fotografico in un numero di catalog corretto tenendo presente questa limitazione. Personalmente utilizzo due cataloghi: il primo per le foto personali, quelle che scatto per puro diletto, mentre le foto che scatto per lavoro su commissione le archivio in un catalogo differente. Alcuni preferiscono avere un catalogo per ogni anno oppure un catalogo per ogni lavoro commissionato. Tutto dipende dalle proprie esigenze.

Cosa sono i metadati e il workflow non distruttivo

Fin qui abbiamo nominato più volte i metadati, ma cosa sono in pratica? I metadati sono in due parole dati sui dati, ovvero delle informazioni aggiuntive sulle nostre foto (dati raccolti dal nostro sensore). Lightroom permette un workflow di sviluppo non distruttivo perchè utilizza i metadati per memorizzare i cambiamenti che vengono apportati ad uno scatto. In pratica ogni volta che muoviamo un cursore per variare, ad esempio, l’esposizione oppure aggiungiamo un tag o rimuoviamo uno scatto da una collection Lightroom memorizza questi cambiamenti. Questo comportamento ha un enorme vantaggio: lo scatto originale non viene modificato e sarà sempre possibile tornare sui propri passi. Se questo è poco significativo per l’aggiunta di un tag lo è molto di più sulle modifiche che apportiamo dal modulo Develop (esposizione, contrasto, curve, ecc). Fisicamente i metadati vengono memorizzati in due posti: all’interno del catalog con tutta la loro storia e in un file sidecar con estensione xmp se scattate in raw oppure diversamente nel file jpeg. Una volta compreso questo concetto ne consegue che è meglio eseguire la maggior parte del lavoro di sviluppo all’interno di Lightroom e lasciare ad altri programmi come Photoshop solo le modifiche più specifiche poichè sarà sempre possibile tornare sui propri passi senza dover necessariamente ripartire da zero ogni volta.

Conclusioni

Queste sono secondo me le cose più importanti da conoscere se si intende utilizzare Lightroom per gestire il proprio workflow di sviluppo. Da quando lo uso l’ho trovato uno strumento utilissimo, sicuramente migliorabile ma decisamente insostituibile. Come per tutti gli strumenti richiede un periodo di rodaggio durante il quale ci si può scontrare con qualche funzionalità non perfetta ma dandogli una possibilità cercando di adattarsi ad esso piuttosto che piegarlo a forza alle proprie esigenze Lightroom diventerà sicuramente il vostro coltellino svizzero dello sviluppo digitale.